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“Chi verra’ dopo, lodera’ chi oggi
ha avuto il coraggio di intervenire”
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Card. Salvatore PAPPALARDO |
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Nessuno
poteva sospettare le rovinose condizioni dell’icona lignea venerata
dalla Comunita’ Castanese.
Strana!
C’e’ qualcosa che non mi convince! –
Sono
state queste le prime considerazioni del Prof. Gaetano CORRENTI
(restauratore della statua) alla visione dell’immagine di S.Vincenzo.
Ancora
piu’ incerte lo erano dopo alcuni saggi effettuati sulla statua
nell’aprile del 2001; saggi che, per
dovere di cronaca sono stati operati anche sul fercolo professionale
(la vara) evidenziando una splendida opera settecentesca, (con
cromie naturali e una ricchissima foglia d’argento) mortificata e
snaturata da menti e mani profane.
Rigida e
fredda si presentava ai devoti la statua lignea del Santo di
Valencia, incastonata in una base ricca soltanto di anonimi
maniglioni in ferro. Ma il peggio si consumava all’interno, dove i
tarli nel corso dei secoli, preservati da strati di stucco e vernici
divoravano il dolce legno di tiglio.
Scempio
che ha risparmiato il capo e le mani realizzati per fortuna in legno
duro di cipresso.
Asportando i primi strati di vernice risultava sempre più evidente
lo stato precario dell’icona e i dubbi per il suo recupero non erano
di certo assenti.
Si sono
fatte tre disinfestazioni ( una in più rispetto alle due
preventivate) e, con grande sollievo si e’ ottenuta la totale
soppressione degli insetti xilophagi, e’ stata ottima anche la
risposta alle micro-iniezioni per il consolidamento sia dell’essenza
lignea che dello strato pittorico.
Ed e’ su
quest’ultimo che si concentra l’attenzione del restauratore che con
passione e mano da certosino riporta alla luce i colori originali
dell’opera: beige chiaro per la tunica, nero vellutato per la cappa
e il mantello, un incarnato di stravolgente realismo che riempie di
vita lo sguardo dell’icona. Ma la sorpresa più bella ed inaspettata
e’ nella bordura del mantello incisa in oro zecchino con lacche nere
che alternano ai fiori volute di maniacale precisione.
Anche la
base, realizzata in un solidissimo legno di castagno, nasconde uno
strato pittorico in finto marmo blu lapislazzulo, ocra e azzurro, il
tutto datato 1821 come da iscrizione rinvenuta sul retro.
Risale
invece agli inizi del 1600 la scultura, che in queste prime fasi si
rivela già più sinuosa ed elegante nei movimenti; le pieghe
svuotate da centimetri di superfetazioni, il drappeggio che cade in
maniera naturale interrompendosi all’altezza dei talloni lasciando
intravedere la bravura dello scultore nel ricavare l’andamento
leggero della tunica .
Da questo
momento ha inizio il restauro vero e proprio che provvederà ad
integrare le lacune con della pasta di legno.
Tale
lavoro sarà preparatorio all’intervento pittorico che si deve
differenziare per la qualita’ del colore e per la stesura “a
rigatino” (consistente in infinite linee perpendicolari), dalle
lacche antiche, senza turbare l’unita’ formale della statua.
Tornerà
a rivivere lo sguardo dell' ”Angelo dell’Apocalisse”, del Predicatore
infaticabile e, quel dito che sale al cielo e’ monito di conversione
e di timore, ma anche di amore e di misericordia.
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del restauro sino ad oggi.
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