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S. Vincenzo Ferreri è il Santo Protettore di
Castell’Umberto. Si celebrano due feste principali in suo onore:
l’una il 5 aprile, nel giorno della festa liturgica e l’altra il
26-27-28 agosto che, secondo le costumanze agricole del paese,
avrebbe voluto significare il ringraziamento per l’annata agraria e
quindi un meritato riposo per i Castanesi che avevano faticato per
un intero anno.
(…) da quando il beato Giovanni da Pistoia
negli anni 1455 o secondo altri 1474, introdusse il culto di San
Vincenzo, i Castanesi hanno segnato le tappe della loro storia con
la devozione a San Vincenzo.
(…) La devozione al santo è meravigliosa.
Nessun castanese osa bestemmiare il nome del Santo e in certi
momenti diventa addirittura fanatismo irrazionale. Pur tuttavia
esercita una benefica influenza nella vita del paese e tiene
attaccati alla chiesa i Castanesi.
I Castanesi non ricordano la vita di San
Vincenzo prima della morte, ma la sua assistenza durante la loro
storia: un’assistenza operata con miracoli ed interventi diretti del
Santo. Potremmo affermare che senza la devozione a San Vincenzo
sarebbe stata diversa la visione morale e religiosa del paese.
(…) La vara del Santo artisticamente scolpita
segna questi momenti d’incontro del Santo con la sua gente. C’è il
miracolo delle cavallette che con il loro numero oscuravano il sole
e che dovunque passavano rodevano ogni segno di vegetazione. Il
Santo fu visto con una scopa ricacciare in mare le bifide che non
nocquero così all’intera vallata.
Momenti difficili della vita castanese
trovarono il Santo sempre presente per aiutare gli abitanti del
paese. Così quando i giurati di Castania erano impegnati a cercare
il frumento per il paese in un’annata di feroce carestia, il Santo
in sogno ai giurati ingiunse di recarsi a Capizzi dal barone perché
potessero acquistare il frumento necessario.
(…) I castanesi hanno attribuito al Santo
l’incolumità delle loro case durante i terremoti che anno devastato
la valle del Fitalia. Per questo ogni anno celebrano due giornate di
ringraziamento: una il 28 dicembre in ricordo del terremoto di
Messina del 1908 e un’altra il cinque marzo per un altro rovinoso
terremoto che colpì i paesi vicini nel 1823. E’ nella continuità
della devozione a San Vincenzo che vorremmo che le nuove generazioni
rivivessero i valori della vita cristiana che per il passato hanno
permeato la vita dei nostri padri. |