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Le leggende sull’origine di Castania sono
molte. Fra l’altro si afferma che il nome di Castania derivi dalla
corruzione del nome Castrum Eneae, cioè Castello di Enea.
Ciò perché alcuni hanno addirittura diffusa la
leggenda che a fondare il paese di Castania siano stati alcuni esuli
troiani, compagni di Enea, nel loro peregrinare alla ricerca di una
nuova sede.
(…) La spiegazione di questo fatto va forse
ricercata in una penetrazione protoellenica verso l’ottavo o il
settimo secolo avanti Cristo di gente sicuramente venuta dal mare e
che risaliva il corso delle nostre fiumare per la facilità di una
via che pur allontanandosi dal mare ne assicurava un facile accesso
o per la risalita o per la discesa.
(…)La valle del Fitalia poi era ed è la più
facile e la più breve via per mettere in comunicazione il versante
siciliano del Tirreno con quello dell’altra sponda dello Ionio.
Niente quindi impedisce che lungo queste
risalite si siano stabiliti dei punti di appoggio su per giù simili
ai nostri fondaci nei quali fino a cinquant’anni fa i nostri
carrettieri depositavano le merci.(…). Nella valle del Fitalia
c’erano sicuramente di questi punti e per lo meno uno di essi va
localizzato nel territorio di Castell’Umberto.
(…)Antonino, uno scrittore del II secolo, nel
suo “Itinerario” parla proprio della valle del Fitalia
facendo una descrizione del punto principale, un grosso borgo, che
sorgeva ad una distanza strategica dal mare e dal retroterra della
valle dell’Alcantata.
Questo grosso borgo era “Salusapri”, (…) la
sua posizione oscilla tra Contura in territorio di Castell’Umberto o
sull’opposta sponda del fiume in località località Serro Petrolio o
croce Fresina in territorio di Tortrici.
(…) in epoca successiva Salusapri è
scomparsa, (…) c’è stata anche l’interruzione dei collegamenti tra
il Tirreno e lo Ionio attraverso la valle del Fitalia.
(…) dalla scomparsa di Salusapri cominciarono
ad emergere gli agglomerati. (…) Sorgevano così i tre paesi che oggi
corrispondono a Torotorici, Castell’Umberto o meglio Castania e San
Salvatore di Fitalia.
Era il secolo IX e precisamente la seconda
metà di questo periodo quando i Saraceni avevano cancellato
l’assetto politico della Sicilia e si preparavano a trasformarla nel
giardino del Mediterraneo.
La valle del Fitalia non accettò mai la
signoria degli Arabi; successivamente, invece, con la conquista
della Sicilia da parte dei Normanni l’influenza dei Brasiliani
diventò totale. (…) Quello che maggiormente colpisce è il fatto che
gli Arabi non tentarono mai di islamizzare la valle del Fitalia,
eppure hanno trasmesso ai Normanni le loro concezioni artistiche.
(…) Ma ancora Castania era un povero borgo e
non aveva pretese artistiche nei suoi monumenti.
Quando nel secolo XIV cominciò ad avviarsi ad
essere un paese di discrete pretese non ci fu più l’infliuenza dello
stile normanno e si costruirono le prime chiese in pietra castanese
e con influenze romaniche. La prima chiesa matrice fu quella di
S.Nicolò, costruita in pietra castanese ed adornata di intagli in
pietra arenaria da scalpellini del luogo.
(…) Fino al 1588 la parrocchia di S.Nicolò non
era fornita di registri. I libri parrocchiali sono datati dal 1582 e
in essi spesso volte si fanno anche cenni sulla vita dei personaggi
più ragguardevoli di Castania
Costituiscono certamente la fonte migliore
dello splendore e della miseria che si alternava nella vita
castanese. La vita politica del paese non fu sempre autonoma. Tolto
il periodo della dominazione araba fino all’avvento dei Normanni,
grosso modo dall’827 fino al 1117, essa poi si trascinò da un
infeudamento all’altro passando da una signoria all’altra fino a
quando per varie vicende passò ai Collima il cui ultimo erede un
Moncada, conte di San Pietro, sposo dell’ultima Collima, vendette
all’avvocato Di Vincenzo tutti i suoi beni in territorio di Castania.
Il paese segue le sorti delle vicende
siciliane e sottostava all’amministrazione baronale che fino al 1812
aveva diritto di vita e di morte sugli abitanti.
La riforma borbonica del 1812, che avocava al
governo regio l’amministrazione della giustizia, fece nascere la
leggenda dell’ultimo barone ucciso per rappresaglia dai Castanesi.
Dopo una frana rovinosa nel 1864 il paese con
regio decreto n° 2114 dell’8-6-1865 fu trasferito nel nuovo sito e
si chiamò non più Castania, ma Castell’Umberto in omaggio al
principe Umberto I.
La traslazione del paese avvenne a tappe
successive e si completò nel 1931 con il trasferimento della
parrocchia.
Tratto dal Libro: San Vincenzo Ferreri nella
vita e nel culto dei Castanesi a cura dell'ARC. Nunzio ZIINO |