San Vincenzo Ferreri

 - Castania -

San Vincenzo Ferreri
 

Patrono di Castell'Umberto (MESSINA)

 
 

Le leggende sull’origine di Castania sono molte. Fra l’altro si afferma che il nome di Castania derivi dalla corruzione del nome Castrum Eneae, cioè Castello di Enea.

Ciò perché alcuni hanno addirittura diffusa la leggenda che a fondare il paese di Castania siano stati alcuni esuli troiani, compagni di Enea, nel loro peregrinare alla ricerca di una nuova sede.

(…) La spiegazione di questo fatto va forse ricercata in una penetrazione protoellenica verso l’ottavo o il settimo secolo avanti Cristo di gente sicuramente venuta dal mare e che risaliva il corso delle nostre fiumare per la facilità di una via che pur allontanandosi dal mare ne assicurava un facile accesso o per la risalita o per la discesa.

(…)La valle del Fitalia poi era ed è la più facile e la più breve via per mettere in comunicazione il versante siciliano del Tirreno con quello dell’altra sponda dello Ionio.

Niente quindi impedisce che lungo queste risalite si siano stabiliti dei punti di appoggio su per giù simili ai nostri fondaci nei quali fino a cinquant’anni fa i nostri carrettieri depositavano le merci.(…). Nella valle del Fitalia c’erano sicuramente di questi punti e per lo meno uno di essi va localizzato nel territorio di Castell’Umberto.

(…)Antonino, uno scrittore del II secolo, nel suo “Itinerario” parla proprio della valle del Fitalia facendo una descrizione del punto principale, un grosso borgo, che sorgeva ad una distanza strategica dal mare e dal retroterra della valle dell’Alcantata.

Questo grosso borgo era “Salusapri”, (…) la sua posizione oscilla tra Contura in territorio di Castell’Umberto o sull’opposta sponda del fiume in località località Serro Petrolio o croce Fresina in territorio di Tortrici.

(…)  in epoca successiva Salusapri è scomparsa, (…) c’è stata anche l’interruzione dei collegamenti tra il Tirreno e lo Ionio attraverso la valle del Fitalia.

(…) dalla scomparsa di Salusapri cominciarono ad emergere gli agglomerati. (…) Sorgevano così i tre paesi che oggi corrispondono a Torotorici, Castell’Umberto o meglio Castania e San Salvatore di Fitalia.

Era il secolo IX e precisamente la seconda metà di questo periodo quando i Saraceni avevano cancellato l’assetto politico della Sicilia e si preparavano a trasformarla nel giardino del Mediterraneo.

La valle del Fitalia non accettò mai la signoria degli Arabi; successivamente, invece, con la conquista della Sicilia da parte dei Normanni l’influenza dei Brasiliani diventò totale. (…) Quello che maggiormente colpisce è il fatto che gli Arabi non tentarono mai di islamizzare la valle del Fitalia, eppure hanno trasmesso ai Normanni le loro concezioni artistiche.

(…) Ma ancora Castania era un povero borgo e non aveva pretese artistiche nei suoi monumenti.

Quando nel secolo XIV cominciò ad avviarsi ad essere un paese di discrete pretese non ci fu più l’infliuenza dello stile normanno e si costruirono le prime chiese in pietra castanese e con influenze romaniche. La prima chiesa matrice fu quella di S.Nicolò, costruita in pietra castanese ed adornata di intagli in pietra arenaria da scalpellini del luogo.

(…) Fino al 1588 la parrocchia di S.Nicolò non era fornita di registri. I libri parrocchiali sono datati dal 1582 e in essi spesso volte si fanno anche cenni sulla vita dei personaggi più ragguardevoli di Castania

Costituiscono certamente la fonte migliore dello splendore e della miseria che si alternava nella vita castanese. La vita politica del paese non fu sempre autonoma. Tolto il periodo della dominazione araba fino all’avvento dei Normanni, grosso modo dall’827 fino al 1117, essa poi si trascinò da un infeudamento all’altro passando da una signoria all’altra fino a quando per varie vicende passò ai Collima il cui ultimo erede un Moncada, conte di San Pietro, sposo dell’ultima Collima, vendette all’avvocato Di Vincenzo tutti i suoi beni in territorio di Castania.

Il paese segue le sorti delle vicende siciliane e sottostava all’amministrazione baronale che fino al 1812 aveva diritto di vita e di morte sugli abitanti.

 La riforma borbonica del 1812, che avocava al governo regio l’amministrazione della giustizia, fece nascere la leggenda dell’ultimo barone ucciso per rappresaglia dai Castanesi.

Dopo una frana rovinosa nel 1864 il paese con regio decreto n° 2114 dell’8-6-1865 fu trasferito nel nuovo sito e si chiamò non più Castania, ma Castell’Umberto in omaggio al principe Umberto I.

La traslazione del paese avvenne a tappe successive e si completò nel 1931 con il trasferimento della parrocchia.
 

 

Tratto dal Libro: San Vincenzo Ferreri nella vita e nel culto dei Castanesi a cura dell'ARC. Nunzio ZIINO

 

Foto di Melo Freni

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Foto di Melo Freni

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