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Preghiera della comunità Castanese scritta dal nostro parroco Padre Nino in occasione della visita alla Tomba di San Vincenzo Ferreri a Vannes il 4 maggio 2013

Carissimo San Vincenzo, che pur non essendo mai venuto nella nostra terra, la Provvidenza ha voluto Protettore amatissimo della nostra gente, lascia che gustiamo la gioia di essere presente accanto al tuo Corpo benedetto nella Cattedrale di Vannes e nella città che, non solo ha avuto la fortuna di godere della tua presenza, ma anche di ascoltarti e accompagnarti nel tuo ritorno al Padre.
In questo momento diciamo grazie a Dio perchè Ti ha voluto nostro Patrono per chiamarci, col tuo carisma di "predicatore infaticabile", ad accogliere la "Parola" e "imitandoti", viverla e darle carne nella nostra vita.
In Dio, vogliamo ringraziarti perchè ci solleciti col tuo esempio ad accolgerLo come "unico e sommo bene" facendoci capire che, il migliore "onore che possiamo renderti" è il non contentarci dell'amore per te, ma elevarci a Lui.
Tu infatti, hai operato solo per donarci Lui e consegnarci a Lui.
Con la tua forza di Taumaturgo rendi fecondi i nostri cuori e facci desiderare ardentemente di essere Suoi per diventare anche tuoi.
Infine amabilissimo San Vincenzo, senti accanto a te in questo momento non solo i Castanesi ma, con loro, tutti quelli che hanno la gioia di conoscerti e amarti in ogni parte del mondo e particolarmente a Vannes e Valencia.
Di ogni Castanese e di ogni altro che ovunque hai accolto sotto il tuo patrocinio, conosci da "AMICO" i bisogni spirituali per aiutarli a realizzare la propria salvezza secondo le attese di Dio, ma conosci anche quelli materiali dalla salute al necessario per la loro vita.
Sostienili con la tua intercessione perchè credano in Dio Padre Provvidente.
San Vincenzo, noi crediamo fermamente alla "Comunione dei Santi" e al tuo accompagnarci ogni giorno nel nostro pellegrinaggio verso "il cuore del Padre".
Fa, col tuo patrocinio, che non celebriamo solamente la memoria dei tuoi miracoli del passato, ma facci sperimentare anche "oggi" con "l'intercessione presso Dio", motivi sempre nuovi per continuare a proclamarti il "Santo dei miracoli".
Il Tuo accompagnarci, RAVVIVI la nostra fede in Dio, RAFFORZI la nostra speranza, ci CONFERMI nella certezza dell'amore di Dio e ci IMPEGNI ad amare tutti i compagni di pellegrinaggio in questa vita per essere un giorno, con Lui e con Te, nella pienezza di Quella Vita di cui già godi e che speri da Dio per tutti noi. Amen.



CORONCINA A SAN VINCENZO FERRER
1. Glorioso Vincenzo Ferreri, ti prego, per il Dono di Sapienza che hai avuto dallo Spirito Santo, di impetrarmi la grazia di salvarmi. Gloria al Padre…..
2. Glorioso Vincenzo Ferreri, ti prego, per il Dono di Intelletto che hai avuto dallo Spirito Santo, di impetrarmi la grazia di comprendere le ispirazioni che mi giungono da Dio. Gloria al Padre….
3. Glorioso Vincenzo Ferreri, ti prego, per il Dono di Consiglio che hai ricevuto dallo Spirito Santo, di impetrarmi la grazia di camminare secondo consigli evangelici. Gloria al Padre….
4. Glorioso Vincenzo Ferreri, ti prego, per il Dono della Scienza che hai avuto dallo Spirito Santo, di impetrarmi la grazia di essere forte contro i miei nemici spirituali e di sopportare con pazienza le difficoltà della vita. Gloria al Padre….
5. Glorioso Vincenzo Ferreri, ti prego, per il Dono della Scienza che hai avuto dallo Spirito Santo, di Impetrarmi la grazia di conoscere e usare le realtà del mondo ponendo sempre Dio al primo posto. Gloria al Padre...
Vincenzo Ferreri Nacque il 23 gennaio 1350, a Valenza, in Spagna, da don Guglielmo Ferreri e da donna Costanza Miguel. Fu chiamato Vincenzo in onore di San Vincenzo Martire.
Manifestò subito un forte interesse per la preghiera, infatti compì rapidamente gli studi. A diciotto anni decise di abbracciare la vita religiosa e scelse l'ordine dei Domenicani, detti frati predicatori, per predicare al meglio la parola di Dio in ogni angolo della terra. Entrò a far parte dell'ordine il 6 febbraio 1368 e indossò l'abito che lo ritrae nelle immagini più conosciute: tonaca e scapolare bianchi, cappa e cappuccio neri. Proseguì gli studi presso la casa di formazione del suo ordine a Barcellona, e poi a Lerida e a Tolosa, e dal 1385 insegnò teologia a Valencia. Due mesi dopo il suo ritorno definitivo da Avignone a Roma, papa Gregorio XI muore nel marzo 1378 ed eleggono il napoletano Bartolomeo Prignano (Urbano VI). Ma porta a un contro conclave, nel quale gli stessi cardinali fanno un altro Papa: Roberto di Ginevra (Clemente VII) che tornerà ad Avignone. Così comincia lo scisma d’Occidente, che durerà 39 anni. La Chiesa è spaccata, i regni d’Europa stanno chi con Urbano e chi con Clemente. L’aragonese Vincenzo Ferrer sta con quello di Avignone, al quale ha aderito il suo re.
Vincenzo è un dotto frate domenicano, insegnante di teologia e filosofia a Lérida e a Valencia, autore poi di un trattato di vita spirituale ammiratissimo nel suo Ordine. Nel 1394, Benedetto XIII, vero Papa per gli uni, antipapa per gli altri, prende anche come confessore Vincenzo Ferreri, che diventa uno dei più autorevoli personaggi del mondo avignonese. Nel 1395, dopo la visione in sogno di Gesù Cristo accompagnato dagli Angeli improntò la sua predicazione sul destino umano: cioè la morte, il giudizio individuale e quello universale.
Nel settembre del 1398, durante l’assedio di Carlo VI di Francia (che non aveva riconosciuto l’elezione di Benedetto XIII) ad Avignone, Vincenzo Ferreri cadde malato: secondo una leggenda appartenente alla tradizione devozionale, sarebbe stato guarito miracolosamente da Gesù e dai santi Francesco e Domenico, che lo inviarono nel mondo a predicare, invitando i peccatori a convertirsi in attesa dell’imminente giudizio universale. Si impegnò per cercare una mediazione tra Gregorio XII e Benedetto XIII, e poi di convincere Benedetto a rinunciare alla tiara e, di fronte al suo rifiuto, cercando di sottrargli l’obbedienza della Spagna. L'occasione gli si presentò nel 1412 quando, morto senza eredi Martino I di Aragona, fu tra i giudici incaricati di stabilire la successione al trono (compromesso di Caspe): il trono venne assegnato al candidato sostenuto da Vincenzo, Ferdinando I di Aragona (il "Giusto"), che nel Concilio di Costanza si batté per la fine dello scisma.
Trascorse la sua vita passando di terra in terra, predicando nelle piazze, nelle Chiese e nei campi davanti a plebei, semplici, nobili e scienziati e ricorrendo a miracoli per convertire i peccatori, salvare dai pericoli, risuscitare i morti, comandare la natura e guarire gli ammalati. Fu uno dei restauratori dell’unità, ma non solo dai vertici. Anzi, Spagna, Savoia, Delfinato, Bretagna, Piemonte lo ricorderanno a lungo come vigoroso predicatore in chiese e piazze. Mentre le gerarchie si combattevano, lui manteneva l’unità tra i fedeli.
Vent’anni di predicazione, milioni di ascoltatori raggiunti dalla sua parola viva, che mescolava il sermone alla battuta, l’invettiva contro la rapacità laica ed ecclesiastica e l’aneddoto divertente, la descrizione di usanze singolari conosciute nel suo viaggiare. E non mancavano, nelle prediche sul Giudizio Universale, i tremendi annunci di castighi, con momenti di fortissima tensione emotiva, ottenendo, grazie alla sua abilità oratoria, numerose conversioni (soprattutto di musulmani ed ebrei). Andò camminando e predicando così per una ventina d’anni, e la morte non poteva che coglierlo in viaggio. Morì, infatti, all'età di settanta anni, il 5 aprile 1419, a Vannes, in Bretagna (Francia), nella cui Cattedrale sono conservate alcune reliquie. Altre reliquie furono portate a Valenza, città in cui era nato. Papa Callisto III, suo compatriota, celebrò la cerimonia della sua santificazione il 3 giugno 1455, nella chiesa domenicana di Roma di Santa Maria. Il suo culto fu confermato da papa Pio II che, nel 1458, fissò per la sua festa la data del 5 aprile, mentre l'Ordine Domenicano lo ricorda il 5 maggio.

 
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